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Chi Siamo

Nell’immaginario collettivo lo Zoo è il luogo domenicale di svago familiare e facile bersaglio di animalisti; già dai tempi del Sacro Romano Imperatore Giuseppe II, negli anni ’20 dell’Ottocento, si importavano giraffe e animali esotici in grandi giardini, prima serragli imperiali poi patrimonio della cittadinanza, non certo a pagamento.

Negli anni, il business dell’intrattenimento ha trasformato gli Zoo in veri e propri luoghi di aggregazione di massa: invece di passeggiare nei corridoi di un museo, si preferiva un itinerario in mezzo a gabbie con micro-ambienti per bestie extra-continentali.

Abitualmente pieno di visitatori, bambini, animali che allungano il muso per avere lo zuccherino, grandi gabbie con feroci belve, inservienti e chioschi di pop corn, se chiuso e lasciato in disuso, lo Zoo riporta la stessa malinconia e inquietudine di un Luna Park appena chiuso per l’inverno, perché quindi non utilizzarlo?

Gabriele Orlando Lacché e Tommaso D’Anchini hanno deciso di rivalutare lo spazio dello zoo di Ortona, dandogli una nuova identità: ZooArt, un viaggio a ritroso verso il ritorno al concetto dell’arte come intrattenimento e scoperta, istanza originale dello Zoo animalesco.

Manifestazioni, gallerie, spazi espositivi e rassegne ingabbiano con sbarre trasparenti la creatività, la incasellano in trend di mercato che con gli artisti hanno ben poco a che fare, piegando la fantasia a velleità di guadagno che tarpano le ali al progresso artistico.

ZooArt è diversa.

ZooArt non chiude ma spalanca le porte e butta via le chiavi. ZooArt è nata e fortunatamente rimasta, limpida nei suoi intenti, di qualsiasi matrice inventiva essa sia, ha ancora il coraggio e la libertà di organizzare una collettiva di pittura “alternativa” e linguaggi artistici “non convenzionali”.

Oggi come oggi i linguaggi dell’arte contemporanea sono diventati un’esclusiva di un’élite di addetti ai lavori che se la ridono, godendo dei meccanismi che loro stessi hanno creato.

ZooArt vuole rompere la spirale dei codici silenziosi e urlare al pubblico che l’arte è per tutti, utilizzando un luogo non convenzionale, un non-luogo-dell’arte, decontestualizzandolo per ricostruirne il significato. Questo processo permette di estrapolare il senso vero di quadri, musica, danza, cinema, performance e chi più ne ha più ne metta, permettendone la comprensione e maggiorandoli con il valore aggiunto dello straniamento, che implica una maggior riflessione e coinvolgimento. Insomma, ZooArt è la possibilità concreta di carpire la diversità, di apprezzarla; rompe gli schemi, e non solo, ad un sistema dell’arte ormai pronto per un cambiamento.